Chi sono i monaci bianchi e i monaci neri?

Chi sono i monaci bianchi e i monaci neri?

L’abito non fa il monaco, ma in realtà ogni ordine religioso ha il suo abito che lo contraddistingue. Spesso ci si chiede chi siano i monaci bianchi e chi siano i monaci con l’abito nero. Dietro a questi abiti, col passare dei secoli si è creato nell’immaginario collettivo un senso di mistero, rispetto, pudore e timore.

L’abito per i monaci ha un significato, ogni ordine religioso ne attribuisce diversi. Nei maggiori casi l’abito distingue la vita secolare dalla vita religiosa e il momento della vestizione è un momento solenne simbolico di rinuncia alla vita mondana. L’abito è inteso come simbolo di povertà, rinuncia, semplicità e anche di penitenza, alcuni ordini infatti nascondevano all’interno della tunica cilici o tessuti ruvidi.

Ecco un estratto della regola di san Bendetto proprio sull’abito:

Capitolo LV – Gli abiti e le calzature dei monaci Bisogna dare ai monaci degli abiti adatti alle condizioni e al clima della località in cui abitano, perché nelle zone fredde si ha maggiore necessità di coprirsi e in quelle calde di meno: il giudizio al riguardo è di competenza dell’abate.

Comunque riteniamo che nei climi temperati bastino per ciascun monaco una tonaca e una cocolla, quest’ultima di lana pesante per l’inverno e leggera o lisa per l’estate; inoltre lo scapolare per il lavoro e come calzature, scarpe e calze. Quanto al colore e alla qualità di tutti questi indumenti, i monaci non devono attribuirvi eccessiva importanza, accontentandosi di quello che si può trovare sul posto ed è più a buon mercato….

I monaci che ricevono gli indumenti nuovi, restituiscano i vecchi, che devono essere riposti nel guardaroba per poi distribuirli ai poveri. Infatti a ogni monaco bastano due cocolle e due tonache per potersi cambiare la notte e per lavarle; il di più è superfluo e dev’essere eliminato….

Per la fornitura dei letti poi bastino un pagliericcio, una coperta di grossa tela, un coltrone e un cuscino di paglia o di crine… Ma, per strappare fin dalle radici questo vizio della proprietà, l’abate distribuisca tutto il necessario e cioè: cocolla, tonaca, calze, scarpe, cintura, coltello, ago, fazzoletti e il necessario per scrivere, in modo da togliere ogni pretesto di bisogno.

In questo, però, deve sempre tener presente quanto è detto negli Atti degli Apostoli e cioè che “Si dava a ciascuno secondo le sue necessità”. Quindi prenda in considerazione le particolari esigenze dei più deboli, anziché la malevolenza degli invidiosi. Comunque, in tutte le sue decisioni si ricordi del giudizio di Dio.

L’abito che fu adottato all’inizio da san Benedetto, fu bianco, di derivazione romana, con maniche larghe e cappuccio, ma divenne nero per contrapporsi con l’abito scelto dai cluniacensi, anche se San benedetto non lasciò nulla di scritto sull’importanza del colore.

La lotta per il colore dell’abito – L’abito fa il monaco!!!

Intorno all’anno mille iniziarono le riforme monastiche. Dopo 500 anni da san Benedetto e l’esplosione di molteplici forme monacali, ognuna con il suo carisma, anche gli abiti divennero importanti per distinguere un ordine dall’altro.

Nell’anno mille furono fondati i vallombrosiani, che avevano come regola quella benedettina, ma per distinguersi intrecciarono cotone nero usato dai benedettini con cotone bianco diventando così i “monaci grigi”.

Abbiamo detto che inizialmente i benedettini vestivano abiti bianchi, ma poi per distinguersi dai cistercensi, passarono al nero. In questa corsa al colore ebbero non poca importanza i cluniacensi.

L’abbazia di Cluny divenne in poco tempo una vera potenza economica, politica, culturale e artistica, sotto la quale furono fondati oltre 2000 priorati, e nel mondo monastico venne vissuta come un ordine a sè, che non si risparmiava ad ostentare la propria ricchezza e potenza. I cistercensi fondati da San Bernardo vollero riportare la vita all’interno del monastero come agli inizi e puntaro sulla vita solitaria, lontano dalla mondanità e dalla politica, per questo anche nell’abito vollero distinguersi dai benedettini (molto rappresentati dai cluniacensi) adottando un abito bianco.

Nei secoli seguenti l’abito prese sempre più importanza soprattutto negli ordini femminili, simbolo di elenganza, potenza, quasi a distinguersi come un ceto sociale più elevato rispetto ad altri ordini. Per questo motivo l’abito monacale fu oggetto di discussione all’interno di diversi concili, che cercarono di riportare alla semplicità la troppa stravaganza di alcuni ordini monastici.

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